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21_07_ 2012

Leonard Sherifi si addentra in una riflessione sul rapporto tra la dimensione tecnologica e quella umana, prediligendo alcuni dei soggetti più rappresentativi della modernità occidentale. Da questa ricerca nasce la caratteristica alternanza spaziale delle sue composizioni: le interessantissime installazionien plein air con elementi naturali che fingono megalopoli americane del periodo di Chicago, oppure i dettagli pittorici di soggetti meccanici o quotidiani più o meno estetizzanti. La peculiarità del suo linguaggio espressivo, mosso sempre da una sottile ironia, s’imposta su una vivace esplorazione in profondità del soggetto, restituito in composte variazioni dimensionali o magici accostamenti difformi. La materia pittorica tradizionale, affrontata su superfici di grandi dimensioni, sorge spontaneamente ed è sottomessa al caso con l’adozione della tecnica della dissoluzione, ottenuta con colature di olio sul pigmento che danno origine a un’alternanza concettuale tra pieno/vuoto, soggetto/oggetto. In alcune opere questa pratica è portata all’estremo con la copertura totale della tela tramite un tessuto, pratica che dinamicamente distanzia il soggetto e annulla illusionisticamente la tensione interna degli intervalli visivi.



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L’opera di Sherifi agisce sulla materia critica delle convenzioni contemporanee e dei meccanismi di organizzazione e integrazione sociali. S’afferma, in modo del tutto originale, il carattere distintivo della sua ricerca pittorica: la realtà come oggetto, nella riflessione creativa, evolve in figura retorica, e l’oggetto significante, ‘visto’ al di fuori del suo contesto, diviene veicolo di un messaggio variabile, ricco di espressività. L’opera di Leonard Sherifi si addentra in una riflessione sulla modernità industriale e contemporanea, dove il modulo, lo standard, è assunto a livello antropologico. Eloquenti, in questo senso, sono i soggetti prescelti dalla sua pittura, che suggeriscono una percezione non abituale della realtà, in cui è ricreata una circostanza privata di logica o un rovesciamento di senso. La sua grande capacità sta proprio nel focus compositivo: il soggetto, estrapolato dal suo contesto, diviene un elemento nuovo che Sherifi sa disporre sul tavolo di una personale meditazione come una natura morta ricreata nella sua forma e nel suo significato. Da qui nasce l’alternanza spaziale delle sue composizioni: le interessantissime installazioni en plein air con elementi naturali che fingono megalopoli americane del periodo di Chicago, oppure i dettagli di soggetti meccanici o quotidiani più o meno estetizzanti (lo specchietto retrovisore di una motocicletta, una bottiglia d’acqua, ecc.). La sua sperimentazione si spinge no al paradosso, soprattutto negli ultimi lavori caratterizzati da minute figure quasi evanescenti. Con le sue ultime opere, caratterizzate da un post-realismo non dissimulatore delle contraddizioni della vita contemporanea e dei suoi aspetti culturali e comportamentali, Sherifi si addentra nell’oggetto e denuncia il rapporto spesso ambiguo fra la dimensione artificiale e quella umana, fra le grandi masse incorporee e le minute particelle dell’esistenza (ad es., l’accostamento magico tra la sfera del mondo e la cellula ossea). Le sue soluzioni espressive sono tra le più varie e risolte sempre con notevole forza evocativa: dalla macro-fotografia d’insiemi frattali pittorici, che genera l’illusione di una nuova dimensione paesaggistica, ai riferimenti più scherzosi e stravaganti delle sue ultime opere (i guanti di lattice ‘calzati’), che, con sottile ironia, restituiscono un corto circuito interpretativo che pone molteplici interrogativi sul rapporto tra economia e coscienza, tra abilità umana e funzione meccanica, tra energia organica e inanimata. L’iter creativo di Leonard Sherifi attraversa quindi una continua tensione tra molteplici livelli di percezione: la rappresentazione figurativa del soggetto, la sua estrapolazione da un campo conoscitivo diverso da quello suo proprio e, infine, la sua restituzione conclusiva sul ‘diaframma’ della superficie, dove il principio astratto, di uso anche casuale (talvolta ottenuto con la tecnica della colatura d’olio o con la copertura della tela tramite un tessuto), imprime un’impressione rievocativa alla mente. Quest’ultimo diaframma svela al suo interno la sostanza stessa della materia pittorica di Sherifi: un flusso continuo dove si possono scorgere le tracce di riconoscimento e le variabili della nostra modernità.


Stella Seitun















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